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LE NEWS DEL NON PROFIT DAL GIORNALE DI BRESCIA

Dal Giornale di Brescia del 15/05/2008

Una onlus bresciana sostiene un sacerdote italiano che regge la parrocchia di S. Pablo, a Tondo, bidonville di Manila in cui vivono 200mila anime

Una mano tesa al popolo della Smokey Mountain

Una gigantesca discarica di 10 ettari è la casa di 3.000 famiglie, che mangiano quello che rimediano scavando tra i rifiuti

Le foto fanno ammutolire: mostrano bimbi dell’età più tenera e dai visi dolcissimi che vagano come fantasmi lerci tra cumuli di immondizia. Baracche di legno, cartone e lamiera sotto cui rovinano, specie quando piove, torrenti di spazzatura e fango. «Ma quello che le foto non possono raccontare è l’odore. Mozza il fiato»: un tanfo impensabile, «come se si fosse in un cassonetto stracolmo nel giorno più caldo dell’anno». E non è una cosa passeggera: per 3.000 famiglie, circa 20mila persone, quello è l’odore di casa.
Sono gli abitanti della Smokey Mountain, una gigantesca discarica a ridosso del porto di Manila nelle Filippine. Uno sconfinato cumulo di spazzatura di ogni tipo che si leva per 10 ettari stagliandosi nel cielo lattiginoso della capitale. Un inferno a cielo aperto che rappresenta il solo orizzonte di vita per migliaia di disperati, contadini inurbati dalle campagne in cerca di una fortuna che non c’è e impantanati nella più nera delle tragedie. In un degrado igienico, sociale e umano che non ha limiti.
Davanti a tutto ciò, un piccolo gruppo di bresciani ha sentito l’urgenza di fare qualcosa. E quel qualcosa da due anni a questa parte si è tradotto in un’associazione, «Una mano aiuta l’altra - Brescia Onlus»: una realtà nata per sostenere gli sforzi di un eroe della carità, Padre Giovanni Gentilin, sacerdote di frontiera dell’ordine dei Canossiani, nativo di Arzignano (Vicenza) e da 18 anni in prima linea nella Parrocchia di San Pablo di Tondo, la più larga bidonville (200.000 abitanti) che racchiude al proprio interno la Smokey Mountain.
«Tutto è iniziato da un incontro - racconta Federica Triboldi, giovane bresciana e vicepresidente dell’associazione cittadina, appena tornata da Manila dove ha avuto il suo primo contatto diretto con la "montagna fumante" -. Quello tra Giampiero Gastaldi, fotografo pure bresciano, per lavoro nelle Filippine, e Padre Giovanni». Da lì sono partite le prime adozioni a distanza, l’invio dei primi fondi e di materiale di ogni tipo: dapprima attraverso le realtà che già aiutavano il sacerdote vicentino, i Padri canossiani di Verona, e altre Onlus di Arzignano e Paderno Dugnano (Mi). Poi, quando la risposta dei bresciani ha iniziato a farsi consistente, nel luglio 2006, è nata «Una mano aiuta l’altra».
Gli sforzi di Melania, figlia di Giampiero e attuale presidente, Federica e degli altri quattro membri dell’associazione sono molteplici, come molteplici sono le emergenze cui porre rimedio tra la Smokey e Tondo, due realtà contigue ma in parte diverse. «Chi abita nella discarica non ha nulla - spiega Federica Triboldi -. Tutti vivono scavando tra le pile di rifiuti in cerca di cibo: una banana marcia, uno yogurt rancido, avanzi avvolti da tonnellate di immondizia. Tutto va bene. Poi gomma e pezzetti di metallo sono un tesoro: rivenderli in un giorno fortunato può fruttare 120 pesos. Due euro». Le baracche? «I più ricchi le erigono sopra i cumuli di spazzatura: più sono in alto, meno rischiano di essere trascinate via dal fango misto a rifiuti che corre a fiumi. Pochi metri quadrati di cartone e lamiera in cui famiglie di 6-7 persone mangiano e dormono, in una promiscuità totale, senza acqua luce, senza nulla». Capita spesso che ragazzine vengano rapite per essere avviate alla prostituzione: «Quando Padre Giovanni accompagna i genitori a far denuncia alla polizia, salta fuori che non sono mai state registrate all’anagrafe». Fantasmi in una metropoli moderna delle impressionanti contraddizioni: su 15 milioni di abitanti, 3 milioni sono baraccati nelle "squatter areas". Dove violenza e malattie sono una costante. Ed è quindi ancor più sconcertante scorgere nelle foto i sorrisi vivaci, abbaglianti dei bimbi. Che sono i più, numericamente parlando, visto che le aspettative di vita, alla Smokey ad esempio, sono minime: 35-40 anni, con la tubercolosi che dilaga.
La prima emergenza si chiama fame, ed è a quella cui l’associazione bresciana cerca di porre un argine inviando fondi e alimenti. Poi c’è la Tbc: proprio il 2 maggio grazie ai fondi raccolti - con un contributo bresciano importante - è stata inaugurata a Tagaytay una clinica-sanatorio, in cui i malati vengono ricoverati per sei mesi. Trecento euro garantiscono un ciclo di cure completo, lontano dalla montagna fumante, sufficiente a strapparli al morbo che li mina. Quindi le adozioni a distanza: il sostegno economico permette di aiutare i più piccoli a sperare in un futuro migliore. La cultura è il viatico per la salvezza dalla condizione di degrado umano: i bimbi vengono avviati ad un ciclo di studi completo, dalle elementari fino al diploma per i più promettenti.
Un’opportunità che riguarda anche i ragazzini di Tondo. Una bidonville da 200mila persone che pare già accogliente rispetto alla Smokey Mountain, ma che è comunque terra di indigenza totale: «Una famiglia che vive in mezza stanza di mattoni è ricca. I più stanno tra quattro lamiere». E per questo una bimba che dopo il Family Day, il festoso incontro con alunni e famiglia che si tiene all’ultimo giorno dell’anno scolastico, è stata accompagnata dai bresciani per una breve passeggiata ad un quarto d’ora di auto da Tondo, è rimasta perplessa scoprendo la vetrina di un negozio di giocattoli. «Ma qui - ha chiesto sgranando gli occhioni - siamo ancora nelle Filippine?».
Gianluca Gallinari

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