Dal Giornale di Brescia del 16/05/2008
LA GRANDE ESERCITAZIONE
Diego e Alice, «figli d’arte» con la voglia di aiutare il prossimo
BRESCIA - Due storie di volontariato... familiare. In cui le famiglie d’origine hanno funzionato da propulsore per una passione che è diventata un impegno. Da vivere con coscienza e dedizione. Giorno dopo giorno.
Quelle di Diego e Alice sono due vicende apparentemente prive di punti di contatto, se non fosse per la Protezione civile. E per avere alle spalle una famiglia che del volontariato ha fatto una parte fondamentale della propria vita. Una scelta, la loro, maturata in scenari diversi, per ragioni diverse, ma che rende l’idea di come «aiutare e fare del bene» sia un qualcosa che sa prenderti allo stomaco, assorbendo parte della tua giornata. Esattamente come è capitato a Diego Recenti, che può vantare una particolarissima eredità paterna.
«La Protezione civile - racconta - è sempre stata un elemento importante in famiglia. Mio padre addestrava i cani da soccorso per cui è stato quasi naturale diventare volontario, anche se in un ambito diverso rispetto al suo». Appassionato infatti di radiocomunicazioni, nel 2004 Diego ha fondato il «Cb Club Sebino», gruppo iscritto al Dipartimento nazionale della Protezione civile oltre che uno dei pochissimi specializzato proprio in radiocomunicazioni. Un gruppo a conduzione famigliare, di cui fanno parte i genitori di Diego ed anche la fidanzata Daniela. «Ci siamo conosciuti in quest’ambito - spiega Diego - ed ora facciamo parte della stessa squadra. Del resto, viste le tante ore che questo impegno mi prende, condividerlo con lei diventa anche un’occasione per passare più tempo insieme».
Pur costretto a dividersi tra lavoro e Cb Club, la passione di Diego appare realmente inattaccabile: «È un’esperienza gratificante - ammette - perché ti offre la possibilità di renderti utile laddove c’è bisogno. Questo mi permette di vivere momenti davvero intensi, che ripagano delle fatiche di nottate passate in bianco per interventi di ogni tipo, come accaduto a Pisogne durante gli allagamenti».
Anche per Alice Zubani, che ha prestato il volto alla campagna per il reclutamento in Protezione civile, il cromosoma del volontariato è ben presente in famiglia: «Basti pensare - conferma - che il gruppo di Roè Volciano, di cui faccio parte, fu fondato da mio padre l’anno della mia nascita, nel 1985». Quasi un futuro da predestinata. «Infatti sono cresciuta insieme al gruppo», conferma Alice, che, a causa dei suoi studi di Veterinaria (è iscritta al quarto anno a Parma), non riesce ad essere molto presente alle iniziative. «Comunque - sottolinea - mi impegno come promoter, nel senso che seguo le questioni burocratiche, la pubblicità o, magari, gli incontri nelle scuole». In attesa che la carriera universitaria si trasformi in un trampolino per la propria attività di volontario. «Vorrei mettere a frutto i miei studi - conferma Alice -, magari seguendo un’unità cinofila».
Curiosamente la storia di Alice ha un retroscena particolare, legato al terremoto del Garda del novembre 2004. «Mia madre aveva un bar ed una casa a Pompegnino: entrambi, in seguito al sisma, sono rimasti seriamente danneggiati». È capitato così di dover fare i volontari... a casa propria. «Si è trattato di un momento particolare. Perché non avevo certo il distacco emotivo che, in occasione di una calamità, è fondamentale. Capitava di fare turni per tutta la notte per poi, di giorno, occuparsi magari dei nonni o dei parenti più stretti, tutti alle prese con notevoli difficoltà». Diego e Alice parlano della loro «doppia vita» senza retorica.
Solo facendo riferimento al desidero reale di «fare del bene». In ogni modo possibile. (ramp).
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